sabato 19 ottobre 2013

In mezzo al mare

...si, un mare di ore di lavoro!
In questi giorni lavoro un sacco, ho appena terminato una sostituzione ad un medico di famiglia durata un mese, che mi ha stressata non poco (ma perchè i pazienti si ostinano a telefonarmi SEMPRE all'una e mezzo per chiedermi le prescrizioni abituali? non pensano anche IO mangio??), e turni infiniti in guardia medica. Ieri 12 ore, oggi 24, dopodomani altre 12. GF, al telefono, ha una voce sempre più spenta, quando non è incazzato. Sulla lavagnetta della cucina ha disegnato un pannolino che straborda di m... , chissà cosa mi sta a significare?
 
In mezzo a questo mare, cerco di infilarci la burocrazia, che anche quella mi manda parecchio fuori di testa. L'altro ieri, dopo aver compilato dei documenti da almeno 15 giorni, sono riuscita finalmente a trovare un'ora libera per andare alla Posta per spedirli. Qua, al nuovo paesello ove abbiamo traslocato da un anno, la posta è un ufficietto minuscolo, aperto solo di mattina, ergo sono dovuta tornare all'altro paesello, quello natio e un po' più grande, che ha le Poste aperte pure al pomeriggio. Fino alle 19,05, per la precisione. Boh, cosa mi sta a significare quel ..,05? Non si sa.
Io ogni volta che devo andare alle Poste mi sento male. Ci vado solo per ciò che non si può fare assolutamente via internet; per dire, bollettini, multe, MAV, pago tutto da casa. Però le raccomandate tocca andare a farle proprio lì. Che poi io avrei pure la posta elettronica certificata, ma se devi spedire della roba con la marca da bollo, a che serve la PEC? La marca da bollo... all'estero non sanno manco cosa sia. E adesso sono pure arrivate a 16 euro. Un altro regalino post-abolizione IMU.
Insomma, solo per trovare parcheggio ci ho messo mezz'ora. Al paesello hanno riservato 7-8 posti alle neo-mamme munite di apposito tesserino proprio davanti al Comune, ma regolarmente i posti sono occupati da SUV e Jeepponi con le 4 frecce. Io li odio TUTTI. Ho fatto 2 volte il giro del paesello, con la mia Punto ormai a secco con la benzina. Poi l'ho messa un po' più in là, ho parlato con il vigile e gli ho fatto notare che mi avevano fregato il posto, a me, che ho pure un seggiolino e un ovetto in macchina, se il tesserino rosa da neomamma sul cruscotto non fosse stato sufficiente a dimostrare la mia neomammità. E invece i SUVVONI cosa avevano? le 4 frecce, da mezz'ora.
Vado alla Posta. Devo fare 3 raccomandate, per ognuna delle quali devo scrivere un indirizzo di 5 righe (Ministero della Sanità, ufficio bla bla, dipartimento bla bla bla, risorse bla bla, via bla bla bla bla, io mi immagino il postino che quando la porta fa una delle 12 fatiche di Asterix), che alla fine mi faceva male la mano. E cosa ti scopro? che esiste la "Raccomandata" e la "Raccomandata 1", che costa il doppio, e che io avevo comunque sbagliato a compilare tutti quei fogliettini che si devono compilare per fare le raccomandate e pure per le ricevute di ritorno. Scrivi che ti scrivi, si fanno le 18,45. Devo chiedere 3 volte alla tipa di ridarmi i fogliettini, che dal nervoso sbaglio più e più volte a compilare l'indirizzo. Infine, orgogliosa, porto il malloppo al banco, lei me lo pesa e:
-Sono 4 euro e 10 per ciascuna lettera.
Rovisto, frugo, e scopro che ho solo 10 euro.
Nuova fuga alla ricerca di un bancomat, il postamat fuori è fuori... uso, e corri che ti corri a cercare un altro bancomat.
Alla fine ce l'ho fatta. Ho fatto la Raccomandata che ci mette 3 giorni, chissenefrega, tanto al Ministero ci metteranno oltre 3 mesi a mandarmi una risposta, giorno più giorno meno.

In conclusione:
-4 marche da bollo da 16 euro = 64 euro
-3 raccomandate A/R = 12 euro e rotti

Per adesso siamo a 78 euro di burocrazia. Per cosa? Intanto aspettiamo le risposte, poi ve lo racconterò.

domenica 6 ottobre 2013

E sono solo le nove e mezzo.

Una domenica in guardia medica.

Ore 8,20, Paziente 1
-Dottoressa, ieri mia moglie è stata dimessa dall'ospedale per una protesi al ginocchio e ha bisogno di un antidolorifico.
-Alla dimissione non gliel'hanno prescritto o consigliato?
-No, non ci hanno detto niente.
-Ce l'ha la lettera di dimissione?
-No.
-A casa avete un antiinfiammatorio? Oki, Brufen, Moment? O la Tachipirina?
-No, no quelle non vanno bene, non le fanno niente, mi deve prescrivere un antidolorifico più forte.
-Ma c'ha provato a prenderle?
-No. Però in ospedale le davano delle pasticchette piccole, bianche...(e mi consegna la fotocopia del foglio infermieristico delle terapie somministrate, dove non c'è indicato nessun antidolorifico). Stanotte non ha dormito mai, ci vuole un antidolorifico potente.
-Guardi che su questo foglio non ci sono scritti antidolorifici.
-Eh, però in ospedale qualcosa le davano, e adesso bisogna che lei me lo segna.
(Marghe... conta fino a 10...)
-Scusi, ma cosa vuole che faccia? Dovrei prescrivere la morfina a sua moglie, che non conosco, che non è qui davanti a me, di cui non ho la lettera di dimissione, di cui non so niente, di cui non mi ha portato nemmeno la tessera sanitaria?
-Eh, no, proprio la morfina no... penso che in ospedale non le davano la morfina, però qualcosa che funzionava, non quelle cose che mi ha detto lei...
-Beh. Quando dicevo "morfina" era per fare un'iperbole. Ovvio che non le prescrivo la morfina. Le prescrivo il Coefferalgan (=paracetamolo + codeina, che è un derivato oppioide), che è un antidolorifico molto forte. Oppure preferisce le punture di Toradol (=altro antidolorifico)?
-No, le punture no. Le ho detto che mi serve un antidolorifico, le punture non vanno bene.

Lassamo perde...

Ore 8,40, Paziente 2.
-Dottoressa, è lei la guardia medica?
-Sì. C'è anche il cartello sulla porta.
-Ah sì. Ho male ad un orecchio. Bisogna che mi prescrive questo (mi mostra la scatola di un antibiotico), perchè ieri la signora dove lavoro mi ha detto di prenderlo e io ho cominciato, solo che ce n'era solo una e allora me lo deve segnare.
-Ma scusi, lei dove lavora? Perchè le danno un antibiotico così?
-No, niente, guardo una signora. Me l'ha dato perchè avevo mal d'orecchio.
-Ma mica va tanto bene prendere un antibiotico senza avere sentito prima un medico, sa?
-Però la signora aveva questo, mi ha detto che faceva bene e io l'ho preso.
-Ma guardi che mica per ogni mal d'orecchio è necessario un antibiotico sa?
-Sì sì lo so, però me lo segna per favore?

Al supermercato.
Lavoro al supermercato.
-2 etti di Rocefin, 1 etto di Voltaren... è un etto e mezzo, che famo,  lascio?
Lascio.


lunedì 30 settembre 2013

Tutto come allora

Oggi è stata una giornata lunghissima. Farmi un giro alla segreteria dell'Università è stato illuminante e devastante allo stesso tempo: a 11 anni dalla laurea nulla è cambiato.
La segreteria è nello stesso posto di allora, malgrado nuovi edifici universitari siano sorti come funghi intorno a quello che frequentavo io. Arrivata lì ho trovato le stesse file disordinate ed inutili, gli stessi sguardi vacui, lo stesso parcheggio-labirinto, incomprensibile e inservibile, la stessa ottusità generalizzata.
Il corridoio era pieno di ragazzi. Ce n'era uno, probabilmente uno studente che stavo svolgendo le sue 150 ore che dava i numeretti per la fila. E poi chiamava i numeri. Cioè. Faceva la macchinetta distribuisci-numeri umana. Era pagato per questo. E pure per fare il display umano dei numeri. Gli chiedo il numero, poi mi sorge un dubbio, e gli chiedo se quello è lo sportello giusto per le mie necessità.
"Noooooo, qui è per le lauree triennali, lo sportello per te è quello centrale"
"E il numero dove lo prendo?"
"Per lo sportello centrale non c'è il numero, devi fare la fila"
"Ah, e quale fila?"
"Quella!" e mi indica un ammasso disordinato di ragazzi, in cui non si distingue minimamente un inizio e una fine.
Per fortuna c'era una ragazza orientata e vigile che mi ha detto:
"Signora, io sono l'ultima, e davanti a me ci sono lei, lei e lei (indicandomi teste a caso nella massa di gente"
Dopo 11 anni ci vogliono 3 ore per presentare una domanda che in un Paese civile sarebbe stato facilissimo presentare online, ci vogliono 30 giorni per ottenere dei documenti che in un mondo normale si ottengono in pochi minuti. Per non parlare dei 32 euro di marche da bollo. E' stato comunque illuminante: così non va. Proprio no.
E che sospiro di sollievo a pensare che non faccio più parte di quel mondo. Che quei tempi di file, di dubbi irrisolti, di contatti fastidiosi con segretarie svogliate e professori scocciati sono finiti.
Gli studenti in fila mi chiamavano signora.
"Signora, lei che deve fare?"
Fagiolino era la star del corridoio.
Ho, per un attimo, buttato un occhio curioso agli orari delle lezioni.
Aahh, che sospiro di sollievo.
Io con questo fastidio ho chiuso tanti anni fa!

sabato 14 settembre 2013

Pancakes di farro integrale (ricetta vegan)

Da qualche settimana ho deciso di dire addio ai biscotti per la colazione: semplicemente mi sono proposta di non comprarne più. I miei figli (e anche un po' GF) quando vedono i biscotti industriali sembrano dei drogati, cominciano a mangiarli e non si fermerebbero mai, tocca strapparglieli dalle mani. Ogni occasione sembra buona per aprire il cassetto e mangiarseli, e alla fine non ci sono più colazioni, merende o spuntini: diventa uno sgranocchiare continuo. Niente di più letale per la glicemia, per la salute dei denti e per il peso forma. E poi non voglio che prendano questa brutta abitudine di stare a mangiucchiare continuamente. La colpa sta essenzialmente nella quantità esagerata di zuccheri semplici (sciroppo di glucosio e simili) presente nei biscotti industriali: creano un picco glicemico troppo alto e troppo repentino, che causando iperinsulinemia si esaurisce in troppo poco tempo lasciando posto ad un'ipoglicemia che conduce subito al desiderio di compensare mangiando di nuovo dolci. A parte la spiegazione scientifica, io non ne mangio da diverso tempo, e sarà che mi sono disabituata, ma trovo la consistenza e la dolcezza di questi prodotti veramente stucchevole. Per non parlare poi dell'odore di cocco che si sente ad annusarli con attenzione; in effetti olio di cocco e olio di palma la fanno da padroni nel 99% dei biscotti che si trovano in commercio (dietro la scritta "oli vegetali" ci sono sempre questi oli di scarsa qualità). Poco importa il brand o la marca, sono tutti simili, andate a controllare la lista degli ingredienti. E anche i costosissimi biscotti bio che si comprano nei negozi di prodotti naturali non fanno eccezione: ci sono sì farine integrali e zucchero di canna, ma oltre ad una piccola percentuale di oli e grassi di buona qualità ci sono sempre diciture sospette: grassi vegetali (grasso=solido olio=liquido... però in natura non esistono, che io sappia, grassi solidi vegetali!) o aromi non specificati. I cosiddetti biscotti "senza zucchero" sono invece preparati con un sacco di dolcificanti chimici (acesulfame, ciclammato, asparti vari) o derivati di altri dolcificanti (maltato di...).
In conclusione: non c'è alternativa. I prodotti per la colazione è meglio prepararseli da sè, cercando di usare ingredienti di qualità. Io scelgo quali e quanti ingredienti mettere, cercando di prediligere grassi vegetali, farine biologiche e integrali, zuccheri a lento assorbimento, uova bio (delle nostre galline!). Se poi ci metto il burro anzichè l'olio, o lo zucchero bianco anzichè lo zucchero integrale mi sembra sempre una soluzione migliore degli ingredienti di dubbia origine dei prodotti industriali. A me piace anche pane e marmellata, ma GF non gradisce più di tanto, e allora cerco di arrabattarmi con ciambelloni, plum cake, muffins o biscotti.

Oh, poi ci vuole sempre buon senso. Tengo una scatola di biscotti nascosta in uno scaffale in alto per le emergenze: se un giorno non faccio in tempo a preparare nulla non lascerò comunque nessuno a bocca asciutta! Oppure una volta ogni tanto posso pure passare al forno e comprare un pezzo di crostata!

Ieri è stato uno di quei giorni in cui non ho fatto in tempo a preparare nulla. Stamattina, al ritorno dal turno notturno di guardia, ho preparato in 5 minuti questi pancakes:

PANCAKES INTEGRALI DI FARRO

Ingredienti per 3 persone:
-5 cucchiai di farina integrale di farro bio
-2 cucchiai di zucchero integrale di canna bio
-2 cucchiai di olio di semi di mais
-1 cucchiaino di cannella in polvere
-1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
-latte vegetale (di riso, di soia, di avena... quello che avete) quanto basta

Mischiate in una ciotola tutti gli ingredienti secchi, poi aggiungete l'olio e infine il latte poco a poco fino ad ottenere una pastella liscia e senza grumi.
Spennellate d'olio (giusto un cucchiaino) una padella antiaderente e fatela scaldare bene. Preparate i pancakes uno alla volta versando un mestolo di pastella nella padella e facendo cuocere un minuto per parte.

Io ci ho spalmato sopra un velo di malto (ma ci sta bene il miele o qualsiasi marmellata, o anche la frutta a pezzetti, o cioccolato a scaglie) e li ho accompagnati col mio solito tè mattutino. Bbboni!

Non avete tutti questi ingredienti bio e integrali? Niente paura: vengono bene anche con altre farine, zucchero bianco e o altro latte; usate un olio leggero, l'olio di oliva per i miei gusti è troppo saporito. Fateli con ciò che avete in casa, saranno comunque migliori di prodotti industriali con ingredienti misteriosi. L'unico inconveniente di questi pancakes, che contengono pochi grassi e non hanno le uova, è che sono molto appiccicosi, e che nonostante la padella antiaderente si attaccano facilmente al fondo. Un po' di pazienza, una buona paletta e si riesce comunque a girarli!
Buon appetito!



mercoledì 11 settembre 2013

L'inserimento che non c'è.

Beh, Nanetto si trova così bene nella nuova scuola che praticamente il famigerato inserimento non c'è stato. Niente orari centellinati, niente mamma su una panchetta ad osservarlo prendere confidenza, per non parlare di pianti o lagne: nada. Ha preso il suo cappello e la sua borsetta (sì, gli piace una borsetta che ho cucito) e si è buttato a giocare. Punto.
Facilissimo.
Per adesso va così, forse la prossima settimana la novità sarà meno nuova e magari gli verrà nostalgia di casa, ma per ora mi godo questa sua assoluta serenità.

Metto qua una foto scattata da I., mamma di una bimba che ha iniziato questa avventura con Nanetto. E questo è il suo commento:

"Là in mezzo al bosco c'è una casetta che si chiama Serendipità ed è la scuola di 15 nanetti fortunati. Se provi a chiedere cosa fanno ti rispondono :" abbiamo raccolto l'uva,dato la caccia ai grilli e pitturato il legno". Questa è la scuola più bella del mondo!!!"



E io sono d'accordo!

lunedì 9 settembre 2013

Si comincia e si ricomincia - Una scuola tradizionale e una scuola libertaria

Da ormai una settimana Fagiolina ha ricominciato a frequentare la scuola dell'infanzia. Ultimo anno. Che impressione... mi sembra ieri che titubante entrava nell'atrio di quella che 35 anni fa fu anche la mia scuola materna. Ormai lo sguardo è fiero e il passo è sicuro, al primo giorno di scuola la pausa estiva era già alle spalle, semi-dimenticata. Alla fine dello scorso anno però aveva dato parecchi segni di cedimento, tante piccole scuse per far sempre più tardi alla mattina, tanti sospiri a colazione, tanta voglia di restare a casa. La Fagiolina però è una dura, prova a tirarsi indietro, ma non recalcitra troppo, accetta il suo destino, stringe i denti e ricomincia ad andare avanti senza una lacrima. Fagiolina sta bene a casa con noi e i suoi fratellini, non ha sofferto la noia dell'estate o la malinconia degli amichetti. Alla nostra richiesta: "sei contenta di tornare a scuola o preferivi restare a casa?" Ha risposto "preferisco stare a casa, perchè a scuola non ci sono i boschi." E che si può rispondere a questo? Solo un "Hai ragione amore mio. Non posso darti torto". Però poi devi anche dirle che a scuola si imparano tante cose, che si può giocare con la sua amica E., che rivedrà la sua maestra preferita A. Fagiolina fa un sospiro e va avanti. Non si guarda indietro e ricomincia un nuovo anno.
Ah, sì.
Quest'anno la lista delle cose da portare prevedeva anche l'astuccio con le matite e i colori e il temperino e la gomma. Insomma, l'astuccio da grandi. Oggi siamo andati a comprarlo. Però non abbiamo fatto tante cerimonie, non abbiamo enfatizzato troppo. Fagiolina a casa aveva chiesto di avere l'astuccio della Barbie, al supermercato invece ha scelto quello di Minnie. Astucci no-brand non esistono. Tocca scegliere tra gattine senza bocca e tutta quella gamma di zoccole fashion declinate in fatine o mostre o travestiti siliconati che va tanto di moda tra le cinquenni (!). La nostra Fagiolina, che non ha la tv a casa e quindi non è completamente irretita da pubblicità o dallo spirito di emulazione, è stata brava e saggia: niente capricci, niente richieste assurde, niente civetterie modaiole. Minnie, col suo fascino vintage, mi è sembrata la cosa più innocua che c'era, e lei ha scelto proprio quella. Bene.

Domani grande giorno anche per Nanetto.
Comincia per lui, e per noi, una nuova avventura. Non ne ho parlato sul blog fino ad ora, ma qua son cose grosse. Nel nostro paesello parte un esperimento che non ha pari in Italia: una scuola dell'infanzia libertaria e montessoriana, che si chiamerà Serendipità. Nanetto sarà uno dei 15 fortunati bambini a frequentarla. La gestazione di questo progetto, che ci ha coinvolto molto sul piano pratico e moltissimo sul piano emotivo è stata lunga e piena di imprevisti. Fin da febbraio stiamo facendo riunioni con gli altri genitori e soprattutto con Emily e Veronica, le educatrici, le ideatrici e anime del progetto. Le peripezie che ci hanno portato fin qui sono state tante: la scuola inizialmente doveva prendere vita in 3 yurte, ospitate nel campo di un agriturismo/azienda agricola. Poi il finanziatore del progetto, a 3 mesi dall'inizio della scuola, si è improvvisamente tirato indietro e ha lasciato tutti con un palmo di naso. Giorni febbrili a cercare una nuova location, giorni di dubbi ("ce lo mandiamo, chi ci mandiamo, solo Nanetto, anche Fagiolina, ma sì, ma no, ci piace ma è troppo incasinato, ma l'altra scuola non ci piace, ma Nanetto ci si troverebbe bene, ma Fagiolina ha bisogno di regole..."), giorni di lotte e discussioni con la nonna, contrarissima a questa scuola dall'aria frikkettona, notti di incubi, notti di pensieri entusiastici. Alla fine la perseveranza e l'entusiasmo di Emily e Veronica (che in questo casino ha pure avuto un bimbo!), ci hanno traghettato verso una casetta in campagna che 2 mesi fa sembrava un magazzino e che invece adesso è un bellissimo asilo. Lo spirito è stato quello della collaborazione, del riciclo, del riuso. Tutto autogestito e autofinanziato, non è stato chiesta una lira alle banche. Durante l'estate c'è chi ha piantato una tenda nel giardino della casetta e si è speso anima e corpo (soprattutto braccia) per ristrutturare la casa, il giardino, il campo. Noi abbiamo fatto veramente poco, purtroppo, ma le nostre risorse (fisiche e di tempo) ultimamente sono tutte impegnate per la mera sopravvivenza; però abbiamo cercato di dare sostegno morale.
I bambini staranno moltissimo all'aperto, ci saranno gli animali, forse un anche un pony, ci sarà l'orto, ci sarà da correre nel campo e da sporcarsi col fango, ci sarà da preparare il pranzo tutti insieme, ci sarà da apparecchiare, ci sarà da fare musica e da ascoltare storie. Ci sarà da decidere che giochi fare, ci sarà da scegliere se e cosa imparare. Ci saranno tempi lenti, silenzi, riposo. Non ci saranno premi, non ci saranno punizioni, non ci saranno obiettivi da rincorrere, non ci sarà la fretta. Staranno tutti insieme, 15 bambini dai 3 ai 6 anni, e ognuno potrà dire la sua.
Si respira una bella atmosfera con le altre famiglie in questa nuova scuola: noi ci sentiamo molto coinvolti, mille volte di più che nella scuola di Fagiolina. Nanetto sembra contento di andare: lo abbiamo portato spesso agli incontri o solo per fare un saluto, in modo da farlo familiarizzare con l'ambiente e le persone. Ieri lo abbiamo visto completamente affabulato da Emily, che gli leggeva un libro: steso su un materasso, dito da ciucciare, la ascoltava in adorazione. Mi sembra che le premesse per un buon anno ci siano tutte. In bocca al lupo Nanetto!

Qua Emily parla della scuola Serendipità:
http://www.anconatoday.it/cronaca/progetto-serendipita-intervista-emily-mignanelli-ancona-2013.html
http://snacksofmarketing.wordpress.com/tag/scuola-libertaria/

Per saperne di più sulle scuole libertarie:
http://www.educazionelibertaria.org/
http://scuolalibertaria.blogspot.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Summerhill_School

domenica 25 agosto 2013

Il bello che non ti aspetti

Tempi di crisi. Ce lo sentiamo ripetere da sempre, noi nati negli anni 70, perciò un po' ci siamo abituati, un po' non ci facciamo più caso. Poi accadono quelle piccole cose che cominciano a fartici credere. Non che io abbia mai pensato, come diceva qualcuno, che la crisi in Italia non c'era perchè i ristoranti sono tutti pieni, però in effetti di SUV e barche mi pare di vederne parecchi in giro. Eppure l'hard-discount dove facciamo la spesa da ormai molto tempo è ogni giorno più affollato. Al distributore di benzina più economico della zona c'è sempre la fila. Conosco sempre più persone che stanno imparando a farsi l'orto in casa.

Per la famigliuola quest'anno è andata così: dopo un'attenta valutazione dei nostri conti in banca e una sbirciata alle ragnatele nei nostri portafogli, si è deciso che o si stava a casa o ci si "accontentava" dell'appartamentino in montagna dei miei. Tale appartamentino, in possesso della mia famiglia da circa 35 anni, si trova sui Sibillini, in un residence che vide nei primi anni '80 tutto il suo splendore, e che nei lustri seguenti è diventato un luogo solitario, silenzioso, pieno di cartelli "vendesi" o "affittasi". Per alcuni un posto squallido e decadente, per noi, che ci andiamo spesso nel weekend, è il luogo del silenzio e della rigenerazione. Durante la maggior parte dell'anno anche il baretto è chiuso, non c'è anima viva in giro e si può godere appieno dei paesaggi, degli odori, della lontananza -in senso fisico e psicologico- dalla quotidianità. L'ideale per dormire e riposare all'ombra dei faggi del vicinissimo bosco. Il posto dà un po' la sensazione di Overlook Hotel, ma a noi certi brividi piacciono.

Però per la vacanza lunga, quella seria, quella dell'agosto italiano, l'avevamo sempre snobbato. Agli amici abbiamo detto: "Eh no, quest'anno andiamo solo a Sassotetto..." e alcuni ci hanno guardato con compassione.
Oggi, rientrati da 12 giorni di vacanza, mi ritrovo a pensare: "Perchè ci siamo affannati per anni a fare centinaia di faticosissimi chilometri, tornando noi stanchi e i bambini isterici, quando avevamo questa meraviglia a 2 passi? Stolti!".

La necessità del low-cost (de spende poco, per dirla come la sta) ci ha fatto (ri)scoprire luoghi, persone e ritmi che ci stavano sotto il naso e che non vedevamo. Mi sono riaffiorati alla mente un sacco di ricordi d'infanzia, quando mia madre mi portava su per tutto agosto, e c'era un sacco di gente e di cose da fare. E in effetti il villaggio, in agosto, si rianima e si riempie di famiglie e di bambini. Chissà se è così ogni agosto o accade solo da pochi anni, ennesimo segno della crisi e dell'impossibilità di fare viaggi dispendiosi?

Abbiamo fatto alcune passeggiate, con Fagiolino nel mei-tai sulle spalle, e gli altri due che -bravissimi- hanno camminato: alla scoperta dei boschi, delle foglie, dei cespugli, degli insetti, dei ruscelli, delle bacche, dei bruchi, delle orme, delle pozzanghere. Abbiamo fatto il bagno al Lago di Fiastra, dove abbiamo incontrato per caso degli amici che campeggiavano, dove abbiamo poi scambiato un incendio per un barbecue e visto l'elicottero della forestale che pescava l'acqua del lago per spegnerlo.
Il lago di Fiastra

Siamo capitati in un rifugio in cui si suonava musica celtica. Abbiamo fatto il picnic di rito al Santuario della Madonna dell' Ambro, un must ferragostano per decine di famiglie risparmiose, abbiamo bagnato i piedi nel torrente, ammirato la cascata e i monti boscosi.
La Gola dell'Infernaccio
Abbiamo iniziato il percorso per la Gola dell'Infernaccio, siamo arrivati alle Pisciarelle, i bambini hanno ammirato i mille rivoli d'acqua che scendono dal monte e abbiamo annusato l'odore muschioso e gelido che spira dall'orrido. 

Le Pisciarelle (foto di Carlo Bonini su Flikr)
Abbiamo pranzato per lo più a casa, ma anche ai rifugi, al ristorante vicino e a quelli meno vicini: pasti tradizionali, ambienti con poche pretese, ma siamo sempre stati accolti con gentilezza, noi e i nostri bambini (dopo la recente esperienza, siamo sempre sul chi va là quando andiamo a mangiar fuori). Abbiamo ritrovato degli amici che hanno la casa vicina alla nostra, ci hanno fatto conoscere un sacco di gente (loro sono molto più introdotti, noi a confronto siamo degli orsi solitari) e abbiamo qualche volta frequentato lo spiazzo antistante la guardiola del custode del villaggio: l'abbiamo soprannominata "la piazzetta" per ridere su di altre ben più famose e ricche "piazzette" italiane.
Siamo stati ad un rifugio senza lasciarci intimidire dalla pioggia e dalla nebbia, abbiamo giocato a pallavolo nel prato (saranno stati 10 anni che non lo facevo!), i bambini hanno fatto quelle amicizie fugaci dell'estate, quelle che giochi un pomeriggio insieme e poi non ti rincontri mai più.
Il Rifugio Amandola
Ci siamo anche sbomballati di cartoni in un paio di giorni piovosi, i bambini hanno fatto i soliti capricci sparsi, noi abbiamo perso le staffe un paio di volte. Mica siamo tutti santi, noi.
Abbiamo (ri)visto e (ri)visitato i piccoli centri abitati della zona, splendidi paesini, gioielli marchigiani che di più non si può: Sarnano, San Ginesio, Amandola, Bolognola, Fiastra, Acquacanina, Montefortino.
Il 17 agosto c'è stata la Festa della montagna: il grande spiazzo vicino al residence si è animato come non avrei mai pensato. Questa era la festa che da bambina aspettavo per tutta l'estate, la festa dove vinsi la corsa coi sacchi, la festa dove c'era la bancarella dello zucchero filato. Una festa che per vent'anni era stata soppressa, e l'abbiamo ritrovata! Abbiamo costruito un aquilone, fatto il decoupage, Fagiolina ha vinto una gara di tiro alla corda, io e GF abbiamo tirato con l'arco, per Nanetto c'erano i cavalli  da accarezzare e osservare, per Fagiolina c'era un asinello (portato dalla sempre splendida Federica de La Quercia della Memoria) da poter montare, abbracciare e conoscere.
E' stata una bella vacanza, non ce l'aspettavamo proprio. Siamo tornati un pochino più rilassati (non troppo, il relax totale non è più di questo mondo, per noi), i bambini non vedono l'ora di tornare, abbiamo gli occhi e il cuore pieni di bellezza. Lo rifaremo.

P.S.: linko qui un bel video sui Sibillini, i nostri Monti Azzurri (realizzato dal fotografo Giorgio Tassi). Sono luoghi aspri: non hanno, ad una prima occhiata, l'aspetto accattivante di altri monti. Come noi marchigiani, sembrano rudi e antipatici al primo impatto, ma poi svelano una grande generosità. Sono monti con nomi misteriosi e affascinanti, pieni di segreti e di magie pagane: l'antro della Sibilla, i Laghi di Pilato, le Gole dell'Infernaccio e tanti altri toponimi che svelano (o nascondono) leggende antichissime. Per chi legge questo blog e sente questi nomi per la prima volta, cercate su Google immagini e storie, vi si aprirà un mondo.