lunedì 5 dicembre 2016

Jul

I danesi vanno matti per il Natale.

Che poi non si chiama nè Natale, nè Christmas, ma proprio Jul. Già la parola ha poco a che fare con la religione, in quanto Jul è l'antica festa della luce pre-cristiana. Insomma, si festeggiava il solstizio d'inverno (...o giù di lì), il giorno più corto dell'anno, augurandosi la luce e il ritorno alle giornate più lunghe. Il Natale cristiano si è poi sovrapposto a questa festa antichissima, facendola sua: la nascita di Cristo rappresenta la luce che torna nel mondo, e proprio per questo si è deciso che fosse proprio intorno al solstizio d'inverno.

QUANDO?
I festeggiamenti cominciano all'inizio di novembre. Sì sì, appena smontati i ciaffi di Halloween, si parte con i ciaffi natalizi. Visto che Cristo non c'entra, non si trova un presepe manco a pagarlo oro. Angeli, comete, magi... niente. In compenso, visto che si tratta di una festa della luce, le luminarie ce ne sono a pacchi. La casa del nostro vicino sembra un centro commerciale. Qua vanno forte Julemand (=Babbo Natale) e Julenisser, che non sono i piccoli aiutanti di Babbo Natale, ma folletti dispettosi. Anticamente nelle campagne era bene tenerli buoni offrendo loro una ciotola di porridge e qualcosa da bere, altrimenti avrebbero fatto dispetti agli animali della stalla e agli abitanti della fattoria.
L'ultima domenica di novembre comincia l'Avvento: Julemand arriva, porta i regali ai bimbi e accende gli alberi di Natale. Qua a Hjerting (sobborgo di Esbjerg) abbiamo festeggiato il Natale paesano il... 20 novembre!!

JULEFROKOST
In teoria significa "pranzo di Natale", ma è una cena. E NON si fa a Natale!
Pure per questa, i danesi si preparano con anticipo, fosse mai che si arriva impreparati all'ultimo. Si comincia ad organizzare a partire da agosto. Sì sì, agosto, avete letto bene. Agosto. Si festeggia dai primi di novembre in poi esclusivamente coi colleghi di lavoro (i familiari e partner sono esclusi), ci si ubriaca generalmente come le nocchie a suon di snapps (=cicchetti di acquavite), juleøl (=birra prodotta esclusivamente nel periodo di Natale, a gradazione doppia) e vino. Si raccontano storielle triviali, si fanno scherzetti zozzi e giochetti volgari, si cantano canzoncine sguaiate, specialmente coi capiufficio, che per l'occasione dismettono la veste seria e si sbragano. Mi è stato riferito che spesso le corna (...non quelle delle renne) si sprecano. Avete presente la festa di Natale nel film "Love actually?". Ecco, tipo. Tanto il giorno dopo non si ricorda più niente nessuno. Devo dire che lo julefrokost cui ho partecipato è stato tranquillo: brindisi e balletti a gogò, ma niente di particolarmente pruriginoso.

A SCUOLA
Si arriva quindi alle festicciole nelle scuole. Oohh, ecco una cosa che mi è particolarmente piaciuta. In Italia ho partecipato (da bambina) e assistito (da mamma) a un sacco di recite di Natale. Di solito i bambini fanno prove infinite per dire 2 battute in una sceneggiata di cui generalmente non capiscono il senso, imparano qualche canzoncina o spesso semplicemente piangono sul palco. Tutto è una gran vetrina per mostrare ai genitori quanto hanno lavorato a scuola. I genitori un po' sbuffano, un po' sgomitano per riprendere i figli, un po' guardano l'orologio, un po' si commuovono.
Beh qua invece c'è la festa. I genitori vengono invitati in modo informale a festeggiare l'arrivo di Julemand. Si arriva all'ora solita in cui si ritirano i bambini (circa le 16), si sta insieme ai propri figli seduti ai tavolini della classe. Il maestro chiede ai bimbi se vogliono cantare una canzone, decidono al momento quale e... via, si canta tutti insieme. Chi la sa, chi non la sa, chi fa finta, genitori e figli insieme. Pietro ha cantato in danese e io a momenti mi commuovo. Vengono offerti gli immancabili caffè e ableskriver (=frittelle di Natale) con marmellata di ciliege, ci si impasticcia di zucchero a velo insieme ai bambini. Si ritagliano un po' di decorazioni tutti insieme. Arriva Julemand, propone qualche altra canzone ai bambini. Un maestro improvvisa due accordi di chitarra. Due Julenisser accompagnano Julemand: sono due ragazzine di circa 10 anni, spigliate, sorridenti. Non se la tirano, non fanno nè le vergognose nè le fighette: coinvolgono i piccoletti dell'asilo, fanno scherzetti a Julemand. Julemand tira fuori gli immancabili dolcetti e caramelle per i bimbi, e via. La festa è finita, andiamo a casa.
Mi è piaciuto, molto. Sia il carattere rilassato dell'occasione, sia il fatto che fosse veramente una festa PER i bambini. I genitori erano ospiti e non spettatori.

IL COMUNE
L'accoglienza che questa città fa alla comunità straniera secondo me è straordinaria. Ieri siamo stati al Potluk (=pranzo condiviso) di Natale, organizzato dal Newcomers Office di Esbjerg. Un grande salone, con tavole apparecchiate e decorate. Tutte le famiglie straniere sono state invitate, ognuno ha portato i piatti della propra tradizione. E poi glogg, birra, ris-à-l'amand (=budino di riso, dolce tipico natalizio danese) caffè e bevande per tutti. Due laboratori organizzati per far divertire i bambini. Giochi e regalini per grandi e piccini. L'immancabile arrivo di Julemand. Tutto per coinvolgerci e incontrarci, passare una giornata piacevole con altre famiglie, conoscere le tradizioni danesi. Tutto messo a disposizione dal Kommune. Figata.

JUL
Il 24 dicembre è Jul. Si festeggia rigorosamente in famiglia. I danesi, anche se non religiosi, vanno in chiesa di pomeriggio. Poi alle 18 circa inizia la cena a casa, dove si mangia tradizionalmente l'anatra arrosto. Si scartano i regali dei piccini, si canta facendo il girotondo intorno all'albero. I bimbi vanno a dormire, i grandi giocano, cantano. Il Natale è famiglia, per tutti, anche qua.
E il 25 dicembre che si fa? Niente. Niente niente niente. Ci si riposa, ci si riprende dalle bevute della sera prima, si digerisce. Jul è finito. Non c'è Santo Stefano, ci si prepara già per l'ultimo dell'anno. Il 1 gennaio le feste di Natale sono concluse.

martedì 29 novembre 2016

Danesi, colleghi, tutor

E' già un mese che non scrivo!
Non riuscirò mai a mettermi a pari.
Domani avremo il nostro primo modultest di danese. Gli insegnanti ci assicurano che si tratta di una formalità, però un test è sempre un test, no?

Come faccio a riassumere tutto quello che è successo ultimamente?
Farò un elenco. Perdonatemi la scarsa poesia.

1) Il danese. IL DANESE!!
Urca se è difficile impararlo. Imparare una nuova lingua a 42 anni è parecchio straniante. Ti ritrovi a esprimerti per ore e ore con: "Il gatto. Sta. Sul tetto" o roba del genere. Parli come un bambino di 3 anni, anzi, peggio. Quando andiamo a prendere Pietro al bornehaven (=l'asilo) a volte i mocciosi ci chiedono qualcosa e noi rimaniamo come ebeti a guardarli senza capire niente. Qualsiasi concetto anche minimamente articolato è una montagna ripidissima. Mettere correttamente in ordine le parole in una subordinata è un giro sull'ottovolante.
Cazzo, mi sento fighissima perchè finalmente PENSO in inglese, e non  basta. E' come essere soddisfattissima per aver perso 20 chili e poter rientrare  nella taglia 42, e... cazzo, la nuova 42 è la 38.

2) I miei colleghi di corso.
Ci sono altre 2 coppie di medici: una dalla Polonia, e una da Cuba (emigrati in Spagna da circa 12 anni). Ti senti fighissima perchè parli italiano, francese e inglese e capisci un po' di spagnolo. Dopo 5 minuti che li hai conosciuti ti senti una merda, perchè questi qua parlano tutti 5 lingue. Una bella dose di umiltà, ci vuole. L'affinità dei mediterranei non è una leggenda metropolitana, comunque, c'è poco da fare. I cubani/spagnoli per ora sono quelli con cui ci troviamo meglio. Hanno alle spalle storie che a raccontarle ci vorrebbe una vita a parte. I polacchi invece sono convinti che io e GF siamo dei mafiosi in trasferta e noi glielo lasciamo credere. In generale è comunque un'esperienza molto stimolante stare seduti alla stessa tavola con cubani, polacchi, svedesi, danesi, portoghesi, cileni, venezuelani, inglesi, rumeni. Un ragazzo rifugiato afgano, ex-chirurgo per MSF, dice poco e ha tutto un mondo già alle spalle.

3) Il GAP culturale.
C'è? Non c'è? Sì e no. 'Sti danesi sono gentili, hanno un'ironia dark interessante, sono rigidi come tronchi su certe cose, supertolleranti su altre. Guidano di merda e hanno auto da schifo, ma rispettano sempre i limiti. Bevono come le spugne alle feste, ma reggono l'alcool come io non ho mai visto. E prendono rigorosamente il taxi se hanno bevuto. Sono vicini a noi, sono europei, ma la loro storia è molto molto diversa dalla nostra. Hanno difficoltà anche solo a esprimere a parole il concetto di "avanti Cristo".
Un episodio mi ha particolarmente colpita.
Dopo 2 settimane dall'inizio del corso io e una collega abbiamo avuto un brutto raffreddore, un po' di febbre e tosse. Siamo andate lo stesso a lezione, che per noi al momento è come andare al lavoro, perchè siamo pagati per questo. Siamo stati cazziate pesantemente. Se si sta male SI DEVE stare a casa, è PROIBITO andare al lavoro, perchè si rischia di trasmettere malattie ai colleghi. Figurati, e io che pensavo di fare il mio dovere. Figurati, e io che in Italia sono andata a lavorare anche con la febbre a 39 sennò i capi mi richiamavano. Qua anche se tuo figlio sta male, telefoni al capo e stai a casetta tua. Niente certificati, giustificazioni, richieste in carta bollata. "Qua il rapporto di lavoro è basato sulla fiducia", ci hanno risposto. E mi viene da pensare alle polemiche annuali sulle assenze sospette dei vigili romani sotto le feste di capodanno, ai certificati falsi di malattia e tutto il baraccone.

4) Il mio tutor e colleghi.
Venerdì inizierò, un giorno alla settimana, ad andare nella mia practice. Il mio tutor intanto si premura di farmi sentire a mio agio ancora prima di cominciare. Un invito a casa sua con tutta la famiglia per un caffè in giardino, una visita ai cavalli insieme ai bimbi, due chiacchiere rilassate. Qualche telefonata per chiedermi come stanno i bimbi, se la scuola è partita bene, se abbiamo bisogno di qualcosa. Quasi un mese fa annuncio una visita alla practice per un saluto, e mi invita a pranzo fuori (pranzo di pesce), insieme ad un collega. 4 ore di chiacchiere, di spiegazioni, di cultura e storia danese, di curiosità. Una settimana dopo sono stata invitata allo Julefrokost (=il pranzo di Natale. Sì, un mese prima...lo so. Julefrokost è un'istituzione, l'occasione più importante dell'anno per qualsiasi azienda/ufficio, il momento più alto di convivialità del gruppo-lavoro). Un rito di passaggio. Un onore. Sono stata pomeriggio e serata con 16 sconosciuti, che parlavano tutti danese. Millemila brindisi e scherzetti e giochini. Tutti che mi hanno salutato, accolto, dato il benvenuto. E il mio tutor seduto vicino a me che mi raccontava, spiegava, indicava, traduceva. Se penso al mio professore di malattie infettive che in 4 anni di specialità non mi ha mai neanche pagato un caffè, con cui non ho mai scambiato neanche un'opinione personale*. Boh. Ragazzi. Io non ho parole. Spero di essere all'altezza di tale accoglienza, veramente.

*Per dare a Cesare quel che è di Cesare, comunque, il mio tutor (NB.: NON il professore, eh) a malattie infettive, A.G., è stato invece un meraviglioso e disponibile collega. Con lui sì, che abbiamo fatto mille belle chiacchierate.

domenica 16 ottobre 2016

Lunchbox, altro che passione

Non avrei mai creduto di poterlo dire, ma mi ritrovo a rimpiangere le mense scolastiche italiane. Ebbene, sì, dopo aver partecipato allo sport nazionale della mamma lamentosa all'uscita della scuola, dopo aver detto la mia su "mangiano troppa XXX e troppa poca YYY" (e al posto delle incognite metteteci quello che vi pare), adesso ricordo con nostalgia i tempi in cui qualcun altro provvedeva ai pranzi dei bimbi.
Qua niente mensa, niente cuoche amorevoli, niente inservienti attenti, niente pasto caldo.
Qua c'è il LUNCHBOX.
All'inizio sembra una novità divertente: "Ah, adesso sì che avrò il controllo su quello che mangiano i MIEI figli!". Vai da Tiger* e cerchi il bento-box più cool, immaginando i meravigliosi pasti giapponesi dei film di Miyazaki.




La realtà è diversa: i bambini hanno FAME. Io non so se i bambini giapponesi, così magrolini, riescono a stare dalle 8 alle 16 con quelle scatolettine là, ma i miei figli italiani, cresciuti a vincisgrassi e porchetta, con quelle due cazzatelle colorate ci fanno l'aperitivo. Ci vuole una scatola GROSSA, capiente, che non si apra al primo lancio di zaino e che possa contenere un pranzo e una merenda.
Qua la policy delle scuole sconsiglia fortemente (per non dire VIETA...qua la parola "vietato" viene spesso sostituita da complicati giri di parole per non sembrare troppo definitivi) di fornire junk food o dolci ai bambini. E vabè, su quello c'ero arrivata anch'io, le caramelle per pranzo non sono il massimo. Purtroppo non c'è la possibilità di riscaldare i cibi, neanche col microonde, per cui bisogna prevedere cibi appetibili anche freddi. Infine devo tentare di preparare cose che si mangino facilmente, possibilmente con le mani (oppure devo fornire forchette o cucchiaino, che rubano spazio). Niente minestre o zuppe, che se si rovesciano fanno un casino. Insomma, i cappelletti in brodo o la parmigiana di melanzane non sono adatti.
Il risultato è che ogni mattina mi tocca svegliarmi mezz'ora prima per preparare i lunchbox, scervellarmi per inventare menù sani e gustosi e variarli il più possibile. Ricordo i primi tempi dell'università, quando ancora non avevo capito che era meglio andare in mensa e prendevo un panino al bar ogni giorno: dopo 2 anni ho sviluppato una gastrite che ogni tanto mi fa una visitina ancora oggi.
Oh ragazzi, io ci provo.
I miei lunchbox prevedono sempre un elemento principale di carboidrati + proteine (es.: insalata di pasta con verdure, riso con piselli e carote, un panino integrale con insalata e crema di tonno, un uovo sodo, insalata di legumi), verdura da mangiare cruda (ad es.: sticks di carote o cetriole, pomodorini, cavolfiori crudi), frutta fresca, frutta secca (mandorle, noci, nocciole), a volte hummus, a volte yogurt greco con miele e mandorle, a volte un salatino di sfoglia con prosciutto e formaggio.
A volte è proprio la morte delle idee e gli faccio un panino col salame e sticazzi. Ho deciso di fare del mio meglio, ma anche di non sentirmi troppo in colpa se a volte gli dò una semischifezza. Che poi noi degli anni 70 a panini col salame ci siamo cresciuti.

Emma e Leo hanno il doposcuola dalle 14 alle 16, che prevede che facciano non una, ma ben 2 merende. Aggiungo un frutto per ciascuno e una fetta di torta che di solito faccio la domenica e cerco di far durare qualche giorno. In mancanza della torta, vado di minisandwich o biscotti.

Che stress! alla fine dell'anno scolastico in Italia ero stremata dai loro compiti, quassù sarò stremata dai lunchbox.

Lunedì: Muffin di carote e mandorle, insalata di pasta con pomodoro e feta, stick di carote, spicchi di mele, uvetta

Martedì: Salatino prosciutto e formaggio, cavolfiore crudo, banana, mandarino, mela, stick di parmigiano, fettine di banana secca

Mercoledì: Insalata di ceci e pomodori, stick di carote, fetta di pane integrale, spicchi di mela, noci

Giovedì: Panino con salsa di tonno e insalata, panino con mascarpone e marmellata, banane, pomodorini, noci, banane secche

Venderdì: Muffin carote e mandorle, pomodorini, uva, banane secche, sandwich con hummus e insalata


* Ho scoperto che Tiger è una firma danese, che si pronuncia Tier e che significa non solo "tigre", ma anche "a spende poco". 

mercoledì 28 settembre 2016

Di come nacque la scrittura danese.

Anno 1023

Olaf Herjolfossøn il Vichingo è stanco dopo una lunga giornata di sgozzamenti e razzie. Se ne sta spaparanzato su una spiaggia siciliana e guarda il cielo. Ad un certo punto sente due italiani che parlano tra loro e pensa:
-Oibò! che strana lingua! che dolci suoni! Vorrei impararla anche io!-
Ma Olaf non ha molti amici in Sicilia, poichè nei mesi precedenti non si è fatto una buona fama, e al solo vederlo così pelorosso e alto, tutti quanti fuggono spaventati.

Allora Olaf decide di andarsene alla biblioteca comunale di Vigata e scopre una fantastica cosa: i libri!
-Oibò! - pensa il nostro amico Olaf - chedè questa bellezza? questi meravigliosi segni? E perchè noi vichinghi padroni del mondo non li conosciamo? -
Infatti la lingua di Olaf è solo PARLATA. Al massimo i druidi tracciano qualche runa sulle pietre cerimoniali, ma a scuola si insegna come costruire le navi e come bruciare le case altrui, ma di scrittura non c'è traccia.
-E che vogliamo essere noi da meno di questi latini e greci? Giammai! - si dice Olaf.

E allora si mette a tavolino e decide di inventare la lingua scandinava SCRITTA.

Quei cazzoni dei latini e greci si arrovellano con le declinazioni e le coniugazioni dei verbi.
-No no, lasciamo perdere 'sta rottura di palle, - pensa Herjolfossøn - che poi i bimbi a scuola mi trascurano il corso di impalamento per star dietro alla grammatica-

Olaf però non vuole essere da meno dei terroni mediterranei, e allora decide di strafare.
Raduna il clan e decidono, dopo essersi scolati 8573 corni di birra, di scrivere TANTE TANTE consonanti, anche se non si pronunciano.
Allora quella parola deliziosa, che lui ha sempre pronunciato “laili” decide di scriverla “lejlighed”, o quella che le sue mogli chiamano “soue-else” la scriverà “soveværelser”.
Sefuli! (= selvfølgelighed)
-I latini hanno la H e non la pronunciano, e noi vogliamo essere da meno? Noi non pronunceremo la G, la D, la V, la L, la R, la K solo se è doppia, la T se viene dopo la D, la H ma solo se viene prima di V, scriviamo ER ma diciamo A, eccetera eccetera eccetera.
Si pronuncia “al”, si scrive: alfbÒVKIJBdvòiæødtdtghsbrpal.

E che, vogliamo accontentarci di quelle 5 vocali sfigate??
No no. Noi ci scriviamo pure la ø, la æ e la å, e poi coglioniamo tutti dicendo che si pronunciano in modi completamente diversi dalle solite A, O e E. E se provano a dire il contrario, sgozziamo tutti!-

E poi Olaf ha un'idea GENIALE.
Decide che il suono dello smørrebrød che gli va di traverso si scriverà: D.
-E coloro che provano a pronunciarla “D”, gli stupriamo le mogli!- tuona il nostro Herjolfossøn.

Olaf ora è contento e soddisfatto.
I norvegesi hanno i fiordi.
Gli svedesi avranno l'Ikea.
I danesi avranno tante tante consonanti (mute).

E una patata sempre in gola.

domenica 18 settembre 2016

Io e le banche: una luuuunga storia

Chi mi conosce da tanto tempo sa che con le banche non vado granchè d'accordo. Basta l'evocazione di questa frase : "ma lei, conosce qualcuno?" per strappare un sorriso ai miei amici di lunga data.

Ho dovuto aprire un conto in una banca danese, indispensabile per l'accreditamento dello stipendio.
Ecco, ho scoperto che le banche sono uguali da tutte le parti.
Anzi no.
Anzi sì.

Capitolo 1: la scelta della giusta banca.

Vado a trovare il mio tutor per un saluto e esce fuori che devo aprire il conto in banca. Lui mi suggerisce una piccola banca a cui fa riferimento tutto lo studio e io decido di accettare il suo consiglio. Vado subito nel vicino ufficio della suddetta banca e ci accoglie un impiegato anzianotto MOLTO in difficoltà con l'inglese. Non fa caso al fatto che gli dica che sono un medico dell'ambulatorio vicino (come suggeritomi dal tutor) e ci invia al sito web per tutte le informazioni, dicendoci che ci vogliono 14 giorni per aprire un conto. Mhhh... Salutiamo e se n'annamo. Se non sembra interessato lui ad acquistare nuovi clienti, figuriamoci noi.
Svoltiamo verso la piazza principale e ci dirigiamo alla Danske Bank, la più grande del Paese.
Lì l'impiegata mi apre un conto in 10 minuti, senza battere ciglio. Per la carta di credito, niente da fare: ai nuovi arrivati non si concede, niente eccezioni, il contratto di lavoro che mi porto dietro non basta a garantire che sarò una cliente affidabile. Mi devo accontentare della carta di debito. E vabè, aspettiamola  a casa. Continuerò ad usare la mia VISA italiana (e pagare un botto di commissioni).

Capitolo 2: il direttore della banchetta.

Il giorno dopo ricevo una telefonata da un numero danese. E sai chi è? Il direttore della piccola banca suggeritami dal tutor. Motivo: scusarsi tantissimo per il trattamento che avevo ricevuto il giorno precedente. Il mio tutor l'aveva chiamato per dirgli che sarei andata, lui ha convocato il suo impiegato che parlava male inglese e quando ha scoperto che non avevamo aperto il conto mi ha chiamata personalmente. Quando gli ho detto che avevo risolto con un'altra banca era mortificato (spero che non sia volata una testa!), mi ha chiesto di incontrarci il giorno successivo per ridiscutere la situazione davanti ad un caffè, mi ha mandato un'ulteriore mail di scuse... Oddio, alla fine ero imbarazzata per lui. Mi faceva pena, e ancora di più il suo impiegato, che si sarà preso un rimprovero coi fiocchi. Ho anche mandato un sms di scuse al mio tutor, alla fine, che si era speso per me.
Ma ve lo immaginate un direttore di banca italiano che mi si comporta così? Boh, io no.
Comunque la frittata era fatta: il conto lo avevo già aperto da un'altra parte e stigrancazzi la banchetta.

Capitolo 3: le carte di debito/credito.

Dopo una settimana mi arriva il bancomat. Tutta contenta, provo ad usarlo alla caffetteria della scuola di danese. Niente. Ci vuole la fantomatica Dankort. A quel punto interviene la mia superenergica insegnante di danese e prende la situazione in mano. Mi chiede quali condizioni avevo strappato alla Danske Bank, come mai non mi avevano dato una VISA/Dankort, quali erano le spese previste. Alle mie risposte replica:
"no, nononono... non ci siamo!! Dammi il numero che adesso li chiamo IO!". E segue una bella strigliata telefonica al povero impiegato di turno.
Urca, da quando è cominciata 'sta storia sto falciando bancari come se non ci fosse un domani.

Capitolo 4: il meeting.

Dopo 10 minuti di telefonata M. torna con un nome e un orario su un biglietto. Due giorni dopo mi aveva fissato un appuntamento con una consulente della Danske Bank. Mi suggerisce quali condizioni strappare (conto completamente gratuito, carta VISA gratuita, trasferimenti all'estero gratuiti, ecc...). Spalanco gli occhi: come otterrò tutto ciò? "Tranquilla"-mi fa- "le ho detto che sei un medico, e qui abbiamo talmente bisogno di voi che ti stenderanno un tappeto rosso".
Capito. Adesso devo andare lì e fare la cazzona. Mi ci vedo proprio.
Due giorni dopo vado all'appuntamento: dietro l'ingresso tutto vetri della sede amministrativa mi sta già aspettando la tipa. Ci conduce in un piccolo ufficio tutto per noi: maxischermo, caffè, acqua. Dopo le due chiacchiere di rito cala gli assi.
Oh, ragazzi, mi hanno messo tra i clienti VIP! NON ho spese. Ho la VISA. Se deposito euro non pago niente. Posso ritirare euro dal bancomat senza ricarichi. Non ho dovuto neanche parlare, aveva già fatto tutto.
Mi rivolgo agli amici di lunga data: Io tra i clienti VIP! Ma mi ci vedete???
Mi saluta e mi informa che per ogni richiesta lei è sempre disponibile.

Nota in più: la mattina stessa vado a depositare degli euro allo sportello. L'impiegata mi fa pagare 40 corone (circa 5 euro) di commissione. Penso: aaahhh, vedi? stocazzo che non pago niente!
Dopo 3 ore ricevo una mail: la mia consulente ha già provveduto a rimborsarmi le 40 corone e si scusa perchè l'impiegata me le ha fatte pagare (probabilmente non le era ancora stata notificata la modifica del mio profilo-cliente).

Oddio... avranno cazziato pure quest'ultima?

sabato 17 settembre 2016

Primo mese

Un mese fa giungevamo in Danimarca. Mi ripeterò, ma sono accadute talmente tante cose che sembra una vita fa. 
Io e GF abbiamo iniziato il corso di danese il 1 settembre. E' MOLTO impegnativo: 6 ore di corso al giorno e alla fine usciamo con feroci mal di testa. Inoltre, mi sembra di essere tornata al liceo, con GF che fa una domanda dietro l'altra all'insegnante, che fra un po' avrà il terrore di porre il fatidico "ci sono domande?" alla fine della lezione. Diciamo che GF non si lascia scappare l'occasione di mitragliarla. Comunque, tra una pausa caffè e l'altra (ma quanto caffè bevono questi qua??), le giornate procedono di gran carriera. A confronto degli anni universitari in cui letteralmente correvo tra le aule e l'ospedale mangiando (se andava bene) un panino per strada qua è tutto relax. E stare lontano dai pazienti per qualche mese è un toccasana per il mio burnout. Il mio dovere al momento è solo IMPARARE, la mia responsabilità è stare attenta, arrivare puntuale (puntuale per davvero eh, ritardare solo 3 minuti non è acceptable) e fare compiti...una passeggiata di salute a confronto degli ultimi, estenuanti, tempi al lavoro. E poi dormo tutte le notti a casa (anche se ancora sui materassi gonfiabili... pare che l'Ikea sia un tantino lenta a fare le consegne) e sono libera tutti i weekend!

La nostra insegnante è una macchina da guerra, al solo sentire il suo nome (la conosce tutto lo Julland, pare) tutti ci guardano un po' ammirati e un po' preoccupati: "aahhh, è M. che vi insegna!! allora ci credo che state faticando!". Il corso proposto dal Kommune (250 ore gratuite sono previste per tutti i Newcomers) a confronto del suo è un brodino leggero. La Regione ha fatto un grande investimento nel pagarmi questo corso (anzi... mi pagano per partecipare al corso), e la possibilità che anche GF partecipi (in quanto facente parte dello Spouse Program come coniuge di un medico) è un grande privilegio.
Ce ne siamo resi conti una settimana fa. GF è stato invitato ad un ciclo di incontri orientati alla ricerca del lavoro rivolti ai Newcomers del Kommune di Esbjerg. Per partecipare ha chiesto di poter essere assente un giorno al corso di danese: M. è stata scontenta, ma quella che ha l'obbligo di frequenza sono io, lui ha facoltà di scelta. Beh, per GF l'incontro con gli altri expat è stato interessante per l'argomento in sè, ma ancora di più per il confronto con altri immigrati, i quali pur stando qua da anni non parlano ancora danese. Molti di loro (ingegneri, informatici, ecc...) se la sono sempre cavata con l'inglese e l'hanno ritenuto sufficiente. La loro sensazione è che imparare una lingua difficile come il danese non sia indispensabile, visto che qua tutti parlano anche inglese. E forse non lo è, in effetti, in alcuni lavori. Ma a nostro avviso (e anche secondo tutti i job-adviser di qua) se non sai parlare non puoi nemmeno sperare un minimo di integrazione, di conoscere la cultura del Paese in cui vivi. Di capire -che so- cosa dicono durante la riunione scolastica dei genitori o ad uno spettacolo teatrale. O i tuoi figli quando cominceranno a parlare in danese tra loro. E se neanche ci provi forse agli occhi dei locali sei solo uno con la puzzetta sotto il naso che viene qua solo per soldi, senza alcun reale interesse a viverci per davvero. In fondo, non è lo stessa cosa che diciamo noi italiani degli immigrati di lungo corso in Italia? GF si è ritrovato a sapere, dopo solo due settimane di corso, più danese di persone che stanno qua da due anni. Insomma, siamo stanchini, facciamo i compiti dopo cena, non abbiamo tempo a volte manco di fare la spesa, ma già cominciamo a vedere i primi frutti: capiamo qualche frase alla radio, esprimiamo qualche concetto elementare. Certo, tornare a parlare come dei bambini di 2 anni non è piacevole, ma ci vuole un po' di autoironia.

Fagiolina e Nanetto sono entusiasti della scuola, non si riesce a cavare loro una parola di bocca su cosa effettivamente facciano ("ma leggete? scrivete? avete imparato delle parole nuove??"...niente, omertà assoluta), ma per ora ci accontentiamo di vederli sereni e allegri. Fagiolina, in particolare, continua a ripeterci quanto sia felice della scuola qua, ogni tanto si confonde e le sembra di essere ancora in vacanza! Rivedere la serenità nei suoi occhi è una gioia immensa.
Fagiolino invece queste ultime due settimane ha cominciato ad accusare il colpo. Grandi pianti e addii strazianti quando lo lasciamo alla mattina al kindergarten. C'è da ammettere che anche lo scorso anno ogni tanto piangeva all'asilo, i primi mesi. Ma qua la cosa ci fa sentire molto più in colpa, immaginandolo solo e incompreso in classe. Tuttavia quando lo riprendiamo sembra molto tranquillo, e le maestre e maestri ci confermano che è partecipe, allegro e anche rubacuori: pare che tutte le bimbe se lo contendano. Lo hanno definito "brillante". Lo ritroviamo zozzo lercio come un porcello, segno che si è divertito un bel po' a ruzzolare, arrampicarsi, scavare e pasticciare. Ha cominciato a cantare qualche canzoncina, ma a casa è reticente pure lui nel raccontare.
Ci hanno raccontato che piuttosto che imparare lui il danese, sta insegnando l'italiano a tutta la scuola. 


martedì 30 agosto 2016

Bambini coraggiosi

Siamo in DK da due settimane e sembrano mesi. La casa è ancora vuota e gli scatoloni semiaperti occhieggiano in mezzo a quella che sarà la sala. Ci sono state così tante novità che provare a scriverle tutte diventa un compito arduo.
La più importante di tutte: i bambini hanno cominciato tutti la scuola. Fagiolina e Nanetto nella scuola pubblica (folkeskole), in una receiving class per bambini stranieri, Fagiolino nel kindergarten.
Io non so descrivere il senso di ammirazione e orgoglio che provo nei confronti dei miei figli: bambini coraggiosi, che affrontano emozionati, ma senza paura, sfide che terrorizzerebbero qualsiasi adulto. E non che siano inconsapevoli, perchè avevano ben chiaro in mente che sarebbe stato tutto nuovo e che sarebbe stato difficile capire e farsi capire. Con una sola parola sicura in testa ("toilet"...per stare tranquilli!) sono entrati nelle rispettive classi e si sono tuffati in un mondo nuovo. 
Noi genitori passiamo i giorni a cercare di contenere l'ansia. La maestra della scuola elementare appena arrivati ci ha dato in mano un biglietto con scritto TAXA, un orario e un indirizzo vicino al nostro domicilio. Io ho subito capito male ("eccolallà: alla faccia del tutto gratuito...eccoli che vogliono una tassa da pagare") e invece si trattava del TAXI che dal giorno successivo (NB.: secondo giorno di scuola) sarebbe venuto a prendere i nostri figli a casa per portarli a scuola. Aggratis. Eh sì, perchè abitando distanti da scuola oltre 2,5 km abbiamo diritto a questo servizio. 
Cuore di mammà, subito angosciata al pensiero dei miei cuccioli che non solo vanno tra gli stranieri (ahahaah...fa ridere, qua gli stranieri siamo NOI), ma ce li porta uno sconosciuto, e chissà dove scendono, chissà dove li scarica, chissà se trovano la via della loro aula nella scuola così grande...
Il primo giorno di taxi siamo stati tentati di seguirlo, di nascosto. Ci siamo dati un contegno e ci siamo trattenuti. Due ore dopo la maestra ci ha mandato, di sua iniziativa, un sms per dirci che era tutto ok. Oh, io 'sta cosa l'ho trovata di una sensibilità enorme. 
I bimbi tornano a casa contenti, stanchi, un po' frastornati.
"cosa hai capito oggi?"
"niente"
"avete imparato una nuova parola?"
"boh?"
"vi siete divertiti?"
"un sacco!"
Per adesso va bene così.

E il piccolo?
Ha cominciato l'asilo ieri.
Lui non ha una maestra dedicata all'insegnamento del danese: imparerà ascoltando gli altri. Pure lui si è buttato nella mischia e ha giocato come un matto tutto il giorno. Certo, l'ambiente aiuta: tanti, ma tanti di quei giochi e attività da perderci la testa (compreso un parco tricicli/macchinine a pedali invidiabile: vorrei poterci andare io!), soprattutto all'aperto. Altalene, scivolo, orto, grandissima area sabbia, decine e decine di secchielli e palette, la nave dei pirati, l'autobus, i travestimenti, il tavolo da falegname, l'albero per arrampicarsi, le amache, la zona fuocherello/barbecue all'aperto...boh, nemmeno ricordo tutto. L'inserimento, che immaginavo netto e crudo (...all'inglese: li smolli lì da subito e li riprendi dopo 6 ore) invece è ritagliato sulle sue/nostre esigenze: volete restare un'ora/due ore/tutto il giorno? ok. Il primo/secondo/terzo giorno? ok. Volete andare via e telefonarci? ok.
Il primo giorno siamo stati due ore con lui durante le quale siamo stati in disparte a guardarlo e a parlare col suo insegnante di riferimento, il quale è rimasto quasi sempre con noi (osservando Pietro nel frattempo) per rispondere ad ogni - proprio OGNI- nostra domanda. Oggi lo abbiamo lasciato alle 8 e lo abbiamo ripreso alle 14. Stanchissimo e soddisfatto. Kenneth (il suo insegnante) oggi ha contattato un consulente linguistico per avere consigli sulla gestione dell'impatto della nuova lingua su Pietro: stanno progettando un sistema visuale (stile "point-it": immagini da indicare) per aiutarlo a farsi capire meglio.
Mi piace che ci siano insegnanti giovani, insegnanti maschi, insegnanti che sembrano molto committed ed entusiasti del loro lavoro.

Negli ultimi due giorni abbiamo deciso di cambiare un poco i nostri progetti per i primi mesi: la mia (futura) insegnante di danese ha molto insistito affinchè anche GF partecipasse al corso con me. Cioè, capiamoci bene: un corso superintensivo per me -che devo sbrigarmi a imparare presto la lingua per poter lavorare- è figo, ma ci sta. Ma la figaggine estrema dello stesso corso GRATUITO pure per GF...boh, a me pare di sognare! come si può dire di noad una opportunità così? Pertanto anzichè essere libero a casa GF sarà al corso con me fino alle 15, a Vejle, circa 100 km da qui. Come organizzarci coi bimbi? il kindergarten è aperto fino alle 17, e i bimbi più grandi cominceranno il doposcuola (SFO) dalle 14 alle 16. Ecco: questo ha fatto incrinare le mie (millantate) sicurezze e oggi mi sono presentata in segreteria per chiedere info sull'SFO con gli occhi strapazzati dalle lacrime. Che madre di merda, non mi accontento mai, guarda 'sti cuccioli sbattuti in un mondo sconosciuto, e ce li lascio pure per più del previsto, sono un mostro! Abbiamo tempestato la povera segretaria di domande ansiose da veri italian parents...alla fine se la rideva sotto i baffi, mentre ci mostrava quanto è vicina l'aula dell'SFO a quella dei bimbi, come è grande il giardino e quanto sarà facile per loro fare nuove amicizie. 

Boh, io sono veramente orgogliosa dei miei figli. Sono impavidi e curiosi, sicuri di sè e sensibili, si fanno coraggio e vanno avanti. Bravi, bravi, bravi.