venerdì 13 luglio 2012

Il miracolo della vita

Capita che un vecchio amico, dopo alcuni anni trascorsi in giro per il mondo, sia tornato al paesello natio. Capita anche che la compagna di questo vecchio amico aspetti il loro secondo bambino. La coppia vuole vivere la gravidanza e il parto in modo naturale e non medicalizzato: decidono pertanto di partorire in  casa, come del resto avevano fatto con il loro primo bambino. Di solito, chi decide di partorire a casa si fa seguire da una ostetrica, che si affida a delle precise linee guida.
Capita però che la coppia in questione non abbia voluto fare analisi, visite, controlli durante la gravidanza; che non voglia allertare l'ospedale vicino e il 118 quando inizierà il travaglio (come da linee guida), che non sia in possesso di esami che attestino l'assenza di condizioni a rischio per la mamma e per il bambino. Capita quindi che nessuna ostetrica si voglia prendere la responsabilità di assisterli durante il parto e che non vi siano neanche le condizioni per ottenere il rimborso spese dalla ASL di appartenenza.
Cosa fa la nostra coppia? Decide di partorire a casa, senza assistenza. Pensano: "il parto è un evento naturale, le donne sanno partorire da milioni di anni, non c'è necessità di una persona che dica ad una mamma come fare. Tantomeno di un medico".

Il travaglio fila liscio, la fase espulsiva dura pochissimo, la bambina nasce e sta bene. La mamma anche. Tutto è andato alla perfezione. Nessuno si è intromesso, nè prima, nè dopo, nè durante questo meraviglioso e terribile evento.

Due giorni dopo, il neo-papà vuole registrare la bimba all'anagrafe e si chiede quali documenti siano necessari. Si chiede se ci saranno problemi, visto che non ha alcun certificato medico. Telefona ad una vecchia amica, medico (che non sapeva niente del lieto evento), le annuncia la splendida novità e le chiede se può redigere tal certificato. L'amica, che è una dottorina non convenzionata e non ha mai sentito una cosa del genere, non sa che pesci pigliare, ma sa sicuramente che non può certificare una cosa a cui non ha assistito, e quindi rimanda l'amico ad informarsi all'anagrafe.

L'amica-dottorina passa poi due giorni a farsi un sacco di domande. A preoccuparsi. A cercare di dare un ordine ai pensieri. E anche a fare qualche telefonata per capire meglio cosa fare.
La dottorina, che di figli ne ha tre, tutti nati col cesareo vabè, ma che comunque di parti ne ha visti, si è sentita molto male di fronte a questa situazione. Spiazzata.
E se qualcosa fosse andato storto? Le donne partoriscono da milioni di anni, sì, ma a volte muoiono, anche. O i loro bambini muoiono. O rimangono con gravi handicap. Succede molto raramente oggi, non per fortuna, ma perchè la gravidanza e il parto sono seguiti da persone competenti. All'ospedale o a domicilio, questo importa meno. La dottorina si chiede se questa coppia sia del tutto incosciente o se accetti semplicemente la possibilità della morte come un'evento anch'esso naturale.
La dottorina in (piccola) parte un po' ammira questa donna così fiduciosa nel suo corpo e nelle sue possibilità. Un pochino le invidia questo parto così intimo, mentre lei ha visto un estraneo tirarle fuori dalla pancia i suoi tre figli. Ma pensa anche che questa donna abbia preso dei rischi troppo grandi, in nome di cosa... non si sa.
La dottorina pensa inoltre che questo vecchio amico non abbia fatto una cosa molto carina a chiederle quel certificato. In pratica le ha chiesto un falso. Ed è difficile pensare che non si sia reso conto di ciò che chiedeva. Tuttavia la dottorina ha fatto anche un po' di ricerca contattando colleghi, ostetriche, avvocati, per cercare di aiutare il vecchio amico. Si è sentita chiamata in causa, coinvolta, e non voleva che il vecchio amico passasse dei guai.
Infine, la dottorina pensa che la legge sia ben strana. Basta presentarsi all'anagrafe, fare un'autodichiarazione (sia il padre che la madre) e scrivere: "questa neonata è figlia mia", et voilà. Parlando per assurdo: ma se nessuno ha assistito all'uscita di quella bambina dal corpo di quella madre, come si è sicuri che sia figlia sua? che, sempre per assurdo, quella donna non sia andata in ospedale e non abbia rubato una neonata? la legge funziona quindi così: se un professionista assiste alla nascita, sono necessari documenti e certificati da portare all'anagrafe, mentre se nessuno ha assistito, la procedura è molto più semplice. Mah.

Insomma la dottorina, cioè io, mi sono trovata in crisi di fronte a questa scelta così radicale. Da una parte l'amicizia. La tolleranza verso chi la pensa diversamente. L'ammirazione verso la coerenza, anche se portata all'estremo. Dall'altra una distanza di idee che si rivela insormontabile. E il fatto che io appartenga a quella categoria, quella dei medici, così aborrita, non facilita le cose. E in mezzo ci sta anche il "trauma" dei miei cesarei, che rimarranno una ferita inguaribile nel mio subconscio.

Non mi sento di condividere la loro decisione. Nel confrontarmi con ciò che è accaduto, mi sforzo di ricordare Voltaire: 
"Ltolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all'errore. Non resta, dunque, che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani".
Sono molto turbata.

8 commenti:

  1. se andava male vedi comenfacevano il 118 e imploravano i medici di salvare il loro bambino, o la madre! incosciwnti

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  2. Come te, non me la sento di esprimere un giudizio tranciante.
    Mi permetto di dire, però, che questo recente ritorno alla vita "naturale" a tutti i costi mi spaventa. Prendiamo antibiotici e non ci curiamo più con infusi e bacche, non si muore più per una polmonite, ci si cura i denti, si viaggia con gli aerei ... voglio dire: come si può vivere alla natura se si vive in una società moderna? In città? NOn mi convince.
    tanto più in questo caso: fatti assistere, tutto qui. Se non ne hai bisogno, tanto meglio.

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  3. Sempre nel nome della tolleranza, vorrei portare la mia testimonianza: ho fatto nascere in casa il mio secondo figlio, in modo naturale, senza ossitocina, tagli, epidurali, nulla che potesse intossicare me o il mio bambino o il mio compagno. C'era un'ostetrica, certo, con cui avevo già condiviso il percorso della prima gravidanza e del post-parto (la cui cosa peggiore è stato l'ospedale, e i medici), e mi aveva seguito nella seconda, approfondendo moltissimi aspetti, di salute fisica, mentale e spirituale, che nel primo non avevo avuto tempo o lo spirito....Ma l'ho chiamata io a mezzanotte quando dalla mattina avevo espulso il "tappo" (non mi ricordo come si chiama in italiano), ho passato la giornata come sempre, preso un caffé con un'amica con le contrazioni ogni 5 min e soprattutto poi sapendo che ero a casa mia, con mia mamma, mio figlio, la mia amica - ostetrica. Ë stata l'esperienza migliore della mia vita, prima, durante e dopo. Lo rifarei cento e mille volte...non sono un'incosciente essendo una ricercatrice sono anni che mi informo, e credo che l'eccessiva medicalizzazione del parto, così come di molto altri aspetti della vita (specialmente della donna, se mi è permesso), sia molto negativa. CHi mi conosce sa che non sono affatto hippy, né credo si debba tornare all'etá della pietra, ma semplicemente riappropriarci della naturalezza di certi eventi, come la vita, la vecchiaia e la morte. Detto ciò, non mi sembra che fare un certificato di nascita sia un delitto, io se fossi stata in grado gliel'avrei fatto, ma sono scelte personali....

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    1. @Marina: come ho già scritto altrove, non vorrei che passasse il messaggio che sono contraria al parto in casa. Pensa che anche io avrei voluto farlo per Fagiolina... poi le cose sono andate diversamente, come sai. Anzi, i miei parti medicalizzati sono purtroppo una ferita nel mio essere donna e madre. Io stessa avevo messo in contato questa coppia con delle ostetriche della nostra zona che si occupano di parto a domicilio. Mi lascia molto perplessa la scelta di una gravidanza e un parto NON ASSISTITI. Nel tuo caso l'ostetrica ha avuto modo di conoscere te e il tuo bambino molto tempo prima della nascita, sapeva se potevano esserci dei rischi, ed eventualmente era preparata ad affrontarli. Questa coppia non si era fatta visitare da molti mesi, non aveva fatto analisi nè ecografie. Pertanto le condizioni di rischio non erano note. So che il parto non medicalizzato e vissuto secondo i tempi della donna ha una percentuale minore di alcune complicazioni, come lacerazioni, emorragie, ecc..., ma altri rischi ci sono e non si riducono certo. La mia Fagiolina aveva due giri di cordone intorno al collo. La figlia della mia compagna di stanza era podalica. La figlia di un mio amico aveva una gravissima malformazione cardiaca. Una mia amica ha la placenta previa. Non sono casi rari. Questi bambini sarebbero nati e sarebbero sani, se fossero nati con un parto non assistito? Qui da noi l'ostetrica che ti assisterà a casa ti segue durante le ultime settimane, ti mette le mani sulla pancia per sentire come è messo il bambino, per sentire se cresce, allerta l'ospedale vicino nel caso ci siano complicanze che non potrà fronteggiare. Crea un rapporto di fiducia affinchè il bambino e la mamma vivano la nascita in maniera serena. Come lo è stato per te. Nel caso dei nostri amici, se ci fossero state difficoltà, le avrebbero riconosciute?
      Per quanto riguarda il certificato, mi è stato chiesto di certificare di aver assistito ad una nascita, cosa che non ho fatto. E' un reato molto grave, è un falso in atto pubblico. Non mi è sembrato leale, da parte di queste persone, chiedermi di fare un falso in nome dell'amicizia. Poi mi verrai a dire che i medici di certificati falsi ne fanno a bizzeffe. Io no. Figurati che io non faccio nemmeno i certificati per la palestra, senza aver visto in faccia le persone che me lo chiedono. Non mi sembra un amico una persona che ti mette in difficoltà dal punto di vista professionale. Inoltre, nota l'incoerenza: proprio chi spara a zero sui medici, chi li ritiene disonesti e interessati e furfanti, chiede un falso . Sembra quasi un trabocchetto.

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    2. Marghe, sulla scelta dei tuoi amici io sono d'accordo con te: assurdo non farsi seguire. E soprattutto ipocrita chiedere poi a te di firmare un certificato falso.

      Sul parto in casa: piuttosto che incoraggiarlo come alternativa al parto "medicalizzato", sarebbe meglio umanizzare le sale parto in ospedale. Avere più ostetriche che possano seguire le partorienti in modo più personale. Stanze comode, singole (io ho fatto il travaglio di fianco a una signora che urlava atrocemente a ogni doglia - io ho la scorza dura, ma una più giovane o meno combattiva si sarebbe spaventata a morte). Evitare i farmaci (ove non strettamente necessari), l'amnioressi, le visite inutili. Farti mettere come vuoi tu. ANALGESIA, per chi la vuole, garantita 24/h così da non dover temere il dolore. Però in ospedale, con sala operatoria a portata di mano, trasfusionale, neonatologia. Perché in caso per esempio di distocia di spalla (in gran parte imprevedibile), un'ostetrica da sola, a domicilio, ha scarsissime probabilità di tirare fuori il bambino in tempo. Anche il prolasso del funicolo è imprevedibile e fatale e ci sono TANTE altre complicazioni imprevedibili anche in gravidanze non a rischio. In caso di sofferenza fetale e bambino nato apnoico, l'ostetrica da sola al massimo lo ventila con la maschera (e in pochi posti il servizio ambulanze è attrezzato per i neonati, e intubare il neonato è cosa che non tutti sanno fare). In caso di emorragia massiva post partum solo la trasfusione ti salva. Eccetera.

      Credo che ci sarà sempre chi preferirà partorire a casa propria in un ambiente intimo, pur sapendo che è *almeno* un po' più rischioso che in ospedale, scelta che rispetto pur non condividendola - posso capire l'avversione a "farsi mettere le mani addosso" in un momento così intimo. Ma ora la cosa è dettata anche da una fuga dagli ospedali, in parte giustificata, ma che bisogna contrastare e da una certa concezione per cui "la Natura fa sempre tutto giusto" che è totalmente falsa.
      Qui in Svezia l'assistenza alla partoriente in ospedale è molto più rispettosa - avendo partorito il primo in Italia e la seconda qui posso dirlo - e tutta questa richiesta di parto a domicilio non c'è.

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  4. Credo che una cosa sia una scelta consapevole di parto in casa assistito e un'altra rischiare due vite,per cosa poi?non ricevere l'aiuto e il supporto di un professionista competente come un'ostetrica?rispetto ma non condivido...mi spiace.letizia,mamma

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  5. Silvia Niccoli16 luglio 2012 16:42

    Mi permetto di inserirmi nella discussione con il timore di chi sa che certe scelte sono e devono essere personali e private. Io ho avuto quattro figli, tutti con parto naturale e tutti in ospedale benchè durante ciascuna gravidanza abbia valutato attentamente l'idea di partorire in casa. Penso che sia diritto di ogni mamma avere un parto il più vicino possibile al suo modo di essere e di vivere, diritto di ogni babbo (o papà) partecipare quanto e quando vuole partecipare, ma che sia diritto di ogni bambino e dovere di ogni genitore farlo nascere nella massima sicurezza. Per esperienza personale posso dire che un parto dipende solo fino ad un certo punto da dove avviene. Io, pur avendo partorito in ospedale, ho sempre cercato di trascorrere gran parte del travaglio in casa, di optare per strutture ospedaliere che mi permettessero di scegliere come partorire, di parlare con il personale medico per spiegargli le mie ragioni e di 'fuggire' dall'ospedale appena partorito. Risultato: niente ossitocina, niente episiotomia, niente rottura provocata delle membrane,travaglio in acqua quando ho voluto. Credo in questo modo di aver tutelato più che a sufficienza la mia persona (perchè diciamoci la verità partorire in casa è un gesto un po' di egoismo; è per noi che lo facciamo, non per il bambino), mio marito e i bambini che già avevo. Spero di aver contribuito Silvia

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  6. @Giulia: in effetti qua in Italia c'è la "caccia al medico" come una volta la caccia alle streghe, e talvolta ne comprendo tutte le ragioni. Salvo che poi gli stessi "cacciatori"b si rivolgono ai medici alla prima stupidaggine. Ma questa è un'altra storia. Sì, forse se il parto in Italia fosse meno medicalizzato, forse non ci sarebbero queste scelte estreme. Il nostro ospedale per esempio è un "ospedale amico della mamma e del bambino-UNICEF", e le cose si svolgono in maniera molto più umana.
    @Silvia: grazie della tua testimonianza! Da una tetra-mamma come te è veramente preziosa! Ecco, hai centrato il discorso: i diritti e i doveri di genitori e bambino. Anche per me c'è un dovere quasi morale da parte dei genitori di fare tutto il possibile perchè il parto si svolga con i minori rischi possibili. I sostenitori del parto in casa sostengono però che, senza la medicalizzazione del parto ospedaliero, è proprio il parto in casa quello più sicuro, perchè avviene secondo i tempi e i modi della mamma e del bambino. Altro conto rimane comunque il parto non assistito. Ma forse, in modo più semplice e più maturo, basterebbe fare come hai fatto tu: discutere con medici e ostetriche delle proprie richieste e aspettative, spiegare le proprie ragioni, accordarsi. Senza scappare.

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